Le foglie caddero, e caddero ancora, e freddo e caldo seguirono il loro ciclo per sei lunghi anni. Lily rimase vedova, allevò il bambino con l'aiuto della madre. Il bambino nacque e crebbe forte e sano, consapevole della mancanza di un padre, ma ignaro della sua orribile morte.
In realtà nessuno sapeva la vera fine di Jack. I soldati che tornarono dal fronte parlarono di un agguato improvviso, di una vera e propria carneficina. Molti soldati non furono mai trovati, molti esplosero e di loro rimase soltanto qualche brandello. Nessuno vide il corpo di Jack, ma tutti erano certi di una cosa: su quel campo regnava un silenzio di morte. Nessuno era rimasto vivo.
La morte di Jack fu un colpo duro per tutti. Lily più di tutti rimase sconvolta.
Superata la depressione dei primi mesi, si trasformò in una persona completamente diversa. La luce che illuminava i suoi occhi si spense completamente. Diventò un'altra persona. Non rideva più, mangiava quel tanto che bastava per sopravvivere, non usciva mai se non per procurarsi ciò che serviva per la cura della casa. Davanti al proprio bambino però sorrideva ancora, e indossava la maschera della mamma tenera, dolce e spensierata. Non avrebbe mai cresciuto un bambino nella tristezza, non poteva. Lo doveva fare, per Jack.
Tobia crebbe forte e sano, tranquillo. Soltanto un pensiero ogni tanto occupava la mente del fanciullo. Quando camminava con la sua mamma, lungo la strada affollata, vedeva tutti gli altri bambini in compagnia di uomini alti e forti, uomini che chiamavano papà e che avevano un lunga barba grigia che loro afferravano ridendo. La mamma non stava mai vicino a nessun uomo, non c'era un papà nella loro casa.
Più volte quella domanda risuonò tra quelle pareti, quella domanda che Lily sperava di non sentire mai. La prima volta fu durante una cena. Stavano mangiando tranquilli e in silenzio, quando, ad un tratto, Tobia si fermò e comincio a fissare il piatto in silenzio. Dopo qualche secondo alzò la testa verso la mamma:
"Mamma, dov'è il mio papà?".
"Il tuo papà è nel cielo amore mio.."
"E perché non può scendere giù ogni tanto?"
"Perché il tuo papà adesso riposa lassù.."
"Perché si riposa mamma? non dormiva mai?"
"Si amore, però era molto stanco lo stesso..."
Rossa è la foglia lungo il viale.
Equinozio d'autunno, passi lungo il viale, parole senza eco.
Uno strano silenzio risuona nell'aria, smorza i rumori, affievolisce le grida dei bambini, spegne i discorsi. Una sorta di pace aleggia al sopraggiungere del meriggio.
Tobia, piccolo e impacciato, cammina con gli altri bambini.

Da una lettera ritrovata sul campo di battaglia, appartenente ad un soldato ignoto.
RispondiElimina"..Sicurezze non ne ho. Ne ho mai avute? Quante volte penso di essermi illuso. In quei momenti il terrore giunge, nero, sporco, marcio, e mi penetra fin dentro alle ossa. Ma quando guardo nei tuoi occhi, mi rendo conto che anche se tu non mi penserai mai come io penso a te, rimarrai sempre la più bella cosa a cui abbia mai pensato.
[...]
E' vero, sei vento, e Dio sa quanto vorrei afferrare il vento.
[...]
Vorrei sorprenderti, vedere la tua vita magica.
Vorrei farti credere nella magia, nella vita scintillante di cui ti hanno privato.
Vorrei regalarti un cuore nuovo, un sogno senza partenza né destinazione. Vorrei ridarti gli occhi di un bambino che non ha ancora visto cos'è la sofferenza.
Vorrei guardare il tuo viso, nella notte, tra le mie mani.
Se solo potessi stringerti a me, se solo potessi portarti via da quella vita marcia, se solo potessi darti ciò che meriti.
E' vero...sei stata così forte...ma non devi esserlo...arriva un momento in cui anche i più forti trovano braccia morbide, e chiudono gli occhi, e si lasciano andare senza paura di morire..."
"mamma, raccontami di papà".
RispondiElimina"vieni qua amore mio. Lasciati accarezzare"
"mamma, perché piangi?"
"perché sono felice amore di mamma..."
"perché sei felice?"
"perché sei il bambino più bello del mondo..vieni qua ora..infilati sotto le coperte su..ecco così, bravo..ora prendi le medicine. Ecco qua..bravo, manda giù. Vediamo un po' se la febbre è scesa..."
"E' scesa mamma?"
"..si piccolo mio, è scesa per fortuna. Adesso chiudi gli occhietti e io ti racconterò di papà.."
"si ti prego, ti prego.."
"..tuo padre era una persona forte. Eppure era sensibile...era unico al mondo. Nessuno poteva abbatterlo quando lottava per qualcosa, ma al tempo stesso lo potevi vedere piangere davanti ad un tramonto. Il tuo papà amava i tramonti..spesso li guardavamo insieme, abbracciati e sognanti, quando ancora te eri poco più di un'idea. Lui ti voleva tantissimo, mi chiedeva di dargli un bambino ogni giorno, tra una carezza e un bacio. Io mi mettevo a ridere, gli dicevo che volevo una bambina, ma in fondo sapevo che aveva ragione lui, e che un giorno gli avrei dato un maschietto. Lui aveva sempre ragione, era guidato da qualcosa che non ho mai visto in nessun altra persona. Dio in lui aveva realizzato qualcosa di semplicemente meraviglioso. L'ho visto tante volte in collera..."
DarthVeder27
"E tante altre volte l'ho visto debole...eppure, non l'ho mai visto compiere un'ingiustizia. Tuo padre voleva che tu fossi felice...mi diceva: 'quando nostro figlio sarà al mondo, e quando sarà abbastanza grande per capire, lo prenderò da parte e gli dirò una cosa semplice..gli dirò di essere un uomo semplice. Gli dirò di essere qualcosa che ama e che comprende. e se sarà felice, in qualunque cosa sceglierà di vivere, allora sarò felice anche io'. Tuo papà mi amava tantissimo, mi accarezzava ogni giorno come se fosse la prima volta, ed ogni volta che le sue labbra toccavano le mie, sentivo una scarica partire da lui. Lo sentivo pervadermi con il suo amore, e non riuscivo a fare altro che chiudere gli occhi per sentire il suo respiro e le sue labbra. Ogni bacio poteva essere l'ultimo, e sarebbe stato ugualmente il più bello. Spesso ho ripensato se ci fosse stato un momento migliore in cui avremmo potuto dirci addio...eppure ogni nostra frase, ogni nostro istante di amore e di vita, era così intenso da poter essere la firma sulla copertina di un meraviglioso romanzo. L'ultima volta che lo vidi, stava partendo per la guerra. Si fermo a guardarmi, senza dire niente, senza fare niente. Mi guardava soltanto e taceva. Passò molto tempo così, e io non mi osavo a dire niente, non volevo rovinare niente di quel momento. Avrei voluto morire nel suo sguardo in quel momento. Non potevo sopportare l'idea che quel momento potesse essere l'ultimo. Io avevo bisogno del suo sguardo, delle sue mani. Avevo bisogno della sua forza, delle sue parole. Lui era la mia vita, non potevo nemmeno immaginare di avere la forza di respirare senza. Lui mi guardava in silenzio. I suoi occhi su di me, la luna alta nel cielo, i grilli in amore tutto intorno. Ad un certo punto le sue labbra si socchiusero lentamente. Abbi tutto il tempo di guardarle, di rendermi consapevole di quello che erano. E si avvicinò ancora, fino a sfiorarmi col suo tepore. Sentii le sue labbra con l'intensità di una tortura, con l'amore di una moglie, e nessuna parola può descrivere quel momento senza rovinare l'emozione vergine di quell'istante. Non posso fare a meno di ricordarmi quel momento. Quando il giorno dopo andò via lo fece nel suo stile...se ne andò senza svegliarmi, prima dell'alba. Non ebbi il tempo nemmeno di dirgli addio. Non credo che avrei retto a quel saluto...e lui lo sapeva.
RispondiEliminaGlielo dissi al mio risveglio, tra me e me, sfiorando con le mani quelle lenzuola bianche...spoglie...fu solo un flebile sussurro, ma sono certa che lui, anche a chilometri di distanza da me, lo sentì molto forte. Sono certa che in quel momento una lacrima stava scorrendo sul suo viso, come sul mio... mentre sulla nave ricolma di soldati guardava la terra allontanarsi da sé....sempre più lontana...portando via tutta la sua vita. Lontano da me.."
DarthVeder27
"Tu chi sei?". Una voce tinta di morte. Forse ansia, decisamente paura. L'apatia che ha paura di qualcosa è una situazione alquanto rara. La voce di quell'uomo le balena ancora nella mente, quell'uomo che non ha potuto vedere in viso. Quell'uomo la cui sola voce è stata in grado di paralizzarla. E poi quel piccolo bambino vestito da animale, con 15.000 pezzi d'oro sulla testa, una taglia non da poco. Incatenato, ricercato, malnutrito.
RispondiElimina"Huba, Huba!". Le sorrise.
Camilla si avvicinò, portando una nuova pietanza a quel tavolo. Le parole uscirono dalla bocca senza controllo.
"Benvenuto nella Città della Fine. Benvenuto nell'Osteria di End's Lot". Una freddezza senza rimorso, una freddezza infida, melliflua, decisamente approfittatrice. Le sue vesti erano cambiate, nel giro di pochi secondi. Divenne quello che non sapeva di essere. Un aspetto che nessuno le aveva ancora detto di possedere e di sfruttare.
"Huba?" occhi sgranati, azzurri come il Mare del Caos. La guardò, la scrutò, le sorrise. Amore infante, niente di meglio per una donna di quel calibro.
"Molta fame, Signora!"
"Signorina, prego. C-...Millaca" dannazione, mai confodersi. Lei non era più ciò che era.
La realtà si confonde con l'irreale, un po' come la disillusione della maturià giunge dopo l'illusione dell'infanzia.
"Certo, Signorina! Posso avere dell'altro cibo?".
E così iniziò un rapporto. Un rapporto dove il ghiaccio della finzione si scioglie sotto il sorriso della tenerezza. Dove tra qualche pasto, il piccolo Huba venne nascosto, quasi protetto da colei che divenne Millaca. Huba aggrappato al bancone che spenzola la coda; Huba che sorride giocoso e giocondo; Huba che sbrodola brandelli di carne tra i denti, come fosse un reale marsupiale. Millaca che lo rimprovera; che sogghigna tra i denti, che finge di non essere interessata alle sue marachelle, eppure allo stesso tempo dedicava lui la coda dell'occhio, prima che qualche rammingo o farabutto potesse azzannare le sue giovani membra all'interno di una simile Locanda.
E poi un giorno tutto cambiò.
"Huba! HUBA! HUBA!". Urla di dolore, urla di tradimento.
RispondiEliminaLuci sempre spente. Una guerra finale, quella di quei passi. Rimbombano su quelle scalette, non ci sono neanche più lanterne o candele a incorniciare la situazione. A renderla meno inquietante. I passi risuonavano sempre più forte, il tremolio delle carni di Huba era una percezione più reale di ciò che può sembrare. Benvenuti nel grido silenzioso dell'anima, benvenuti oltre l'umanità stessa, un Paradiso per nessuno. Nessuno rimasto da incolpare, tranne lei...
"Perchè tu, Huba Huba?" la sua voce sospesa dai singhiozzi, mentre la figura di quei capelli lisci di fuoco divenne nitida come le sette meraviglie del mondo.
Il rumore delle catene tuonava come l'eco delle voci in quei sotterranei. Gli stessi dove Camilla venne assoldata per un lavoro che non capì mai quale fosse, lo stesso luogo dove conobbe l'uomo senza un volto, dalla voce senza tempo e senza spazio.
"Ti ho portato da mangiare, non vedi?" la voce risultava ancora più fredda in un ambiente come quello. L'eco aiuta.
Il piccolo Huba si trovava incatenato per i polsi ad una parete di mattoni. Una ciotola davanti al naso stava ad indicare il cibo che fu costretto a mangiare chino come un animale. Ed era al fianco di quella vuota che la giovane donna gli lanciò la ciotola nuova, con della profumata brodaglia. Pezzettini di carne galleggiavano sopra quel cibo liquame.
"Non ti sto facendo morire di fame. Sono sempre qui".
"Perchè? Huba Huba! Perchè sono prigioniero?"
"Perchè sei un criminale".
Un tradimento. L'animo di lei iniziò a dissolversi da questa vicenda. Bugiarda, estranea pallida, inganni, ingiustizia, ambizione ed avidità. Crimini e guerre pieni di rabbia. Un sentiero di lacrime che iniziò a percorrere, tutto bruciato davanti ai suoi occhi, per così tanto tempo che non ebbe più memoria di una normalità. Sempre che fosse esistita prima del suo arrivo in quell'Isola del Caos, senza Giustizia. Una selvaggia calcolatrice che ha seminato tombe nel suo percorso.
"Ho solo eseguito gli ordini". Il cuore stringeva, faceva male. Stava mutando, cambiando. L'ambizione superava ogni altro sentimento di umanità.
"Non ti succederà niente di male. Lo prometto".
Il giorno dopo Huba venne consegnato alla Marina Militare, torturato e rilasciato nella Foresta Perduta nell'Isola dell'Autunno, parecchi chilometri oltre la Città della Fine, End's Lot. Vivo, sicuramente. Ma senza più un centesimo sulla sua testa. I 15.000 pezzi d'oro finirono nelle tasche di questo gruppo di persone per cui iniziò a lavorare. Che scoprì in seguito essere apparentemente "I Cacciatori di Taglie", un'organizzazione gerarchica che mascherava la consegna dei "criminali", per intascare denaro e spianarsi una strada, cercando qualcosa di più, molto di più.
Non importava che Huba avesse quella taglia per qualche motivo, magari anche buono. Importava solo che l'avesse, e lei era stata incaricata di ingannarlo, e di consegnarlo.
E così fu.